Corale Jubilate Deo

CORALE JUBILATE DEO

 

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IL PRIMO VENTENNALE

 

DEL CORO PARROCCHIALE

 

 

(DI CANTO POLIFONICO E GREGORIANO)

 

 

Parrocchia “S. Nome di Maria” in Poggio Rusco

 

1982 – 2002

 

Introduzione.

 

Il coro parrocchiale di canto polifonico e gregoriano fu formato alle sue prime esperienze nell’autunno del 1982, su iniziativa dell’allora curato don Giuliano Spagna, mentre era parroco il compianto don Jetro Preti.

Ricorrono pertanto venti anni dalla sua nascita, anche se la sua istituzione vera e propria (come riconoscimento formale di questo gruppo di attività), si fa risalire all’anno successivo (1983), quando il coro acquisirà pure una denominazione. Ci è gradito ricordarlo proprio in quest’anno, nel quale ricorrono anche il trentennale di ordinazione sacerdotale del suo fondatore e il venticinquesimo di servizio nella parrocchia di Poggio Rusco, e fino al prossimo anno, quando ricorrerà anche il ventennale della sua nomina a Parroco di Poggio Rusco.

 

Gli albori del coro parrocchiale. 

 

L’esigenza di formare un coro parrocchiale era sentita a quei tempi come necessaria e urgente. Da tempo immemorabile non esisteva nella nostra comunità un’esperienza di questo genere; il gusto per il canto liturgico si era fortemente indebolito nell’assemblea domenicale e, con esso, anche la partecipazione attiva alla S. Messa, specialmente quella delle ore 11.00, seguita per lo più in modo passivo dalla maggior parte dei fedeli.

Il desiderio e la volontà di sensibilizzare e coinvolgere maggiormente la comunità, in modo che anche la Messa fosse più sentita e partecipata, indussero il curato a formare un gruppo da proporsi come “traino”, come modello da imitare e da seguire: il buon canto suscita sempre interesse e ammirazione e predispone l’animo alla spiritualità e alla preghiera.

Fu così che l’intraprendente curato, armato di buona volontà e di una certa dose di coraggio, racimolò un discreto gruppo di seguaci, eterogeneo per età, formazione, esperienza, ma animato da un comune interesse per la musica sacra e il canto corale, per iniziarlo e formarlo a questo scopo.

Ebbe così inizio una realtà che, pur con notevoli e profonde modificazioni di organico, direzione e struttura, prosegue ancora oggi nel suo intento e continua a proporsi con l’entusiasmo di allora; alla piccola forza del gruppo si unisce forse una preziosa mano della Provvidenza!

 

 Il primo anno di attività.

 

Durante il primo anno di attività il Coro fu istruito direttamente da don Giuliano, che conduceva di persona le prove di canto settimanali e dirigeva il gruppo durante le Messe solenni, con l’accompagnamento organistico di Gabriele Barlera, a quei tempi allievo del Conservatorio Musicale.

In origine l’intento programmatico del fondatore era forse di dare più spazio al genere gregoriano (del quale è profondo conoscitore), di elevato valore mistico e spirituale, che  lo rende particolarmente adatto alla preghiera e alla celebrazione liturgica; il programma svolto durante il primo anno (l’impegnativa “Messa degli Angeli“, le Sequenze e altri brani) ne danno testimonianza. Si incominciò tuttavia ad affrontare anche il genere polifonico, con qualche semplice corale.

 

 L’originaria formazione corale.

 

Nell’originaria formazione del Coro vi erano per lo più persone senza significative esperienze  di canto o preparazione tecnica musicale e per questo aspetto il pionieristico progetto si rivelò davvero ardito e coraggioso, dato anche il tessuto sociale in cui andava affermandosi, che non ha mai dimostrato grande passione per questa attività.

Vi erano tuttavia anche altri elementi che, avendo alle spalle una storia di canto corale, costituivano un po’ il punto d’appoggio del gruppo, conferendogli così maggior legame e stabilità. Erano, per così dire, “veterani” e si erano iniziati al canto corale nell’antica formazione denominata “I Cantori di Poggio Rusco“, poi trasformata nella più conosciuta ed affermata corale “Accademia Polifonica Claudio Monteverdi“, diretta dal prof. Francesco Martini.

Questa, pur avendo finalità più propriamente artistiche e culturali, aveva in diverse occasioni svolto anche un ruolo di servizio liturgico nella chiesa parrocchiale, sia pure in modo libero ed estemporaneo.

La nuova formazione rappresentata dal coro parrocchiale, sebbene caratterizzata da un più limitato numero di partecipanti, dalle capacità mediamente più contenute, si identificava tuttavia per un diverso intento, che era fondamentalmente quello del servizio liturgico.

 

Il contesto storico parrocchiale. 

Nel corso del primo anno di vita del coro parrocchiale, le condizioni di salute del parroco don Jetro precipitarono inesorabilmente e le sue funzioni furono progressivamente svolte dal curato, don Giuliano, che assunse così anche il ruolo di vice-parroco, con notevole carico di impegno e di lavoro.

Sul finire dell’Agosto 1983, dopo non poche sofferenze fisiche, si spense la vita terrena di don Jetro; ai primi di Settembre arrivò in parrocchia un nuovo sacerdote, don Alfredo Bruneri, che avrebbe assunto il ruolo del nuovo curato.

Gli aumentati impegni del parroco “pro tempore” gli impedirono di riprendere la scuola di canto, che tuttavia poté ricominciare in Ottobre sotto la direzione di don Alfredo.

Egli dimostrò subito di possedere una buona conoscenza della musica sacra e di aver maturato anche una particolare esperienza nella disciplina, oltre ad avere una naturale inclinazione ed una personale passione per il canto, come egli stesso ha avuto modo di confermare in alcune occasioni;  in un momento tanto delicato per la vita del Coro si rivelò la persona giusta al posto giusto.

Nello stesso mese di Ottobre don Giuliano venne confermato come nuovo Parroco di Poggio Rusco e la “presa di possesso” della parrocchia fu celebrata la prima domenica di Novembre; la memorabile liturgia venne solennizzata dalla Corale di Suzzara, che la sera stessa tenne pure un concerto inaugurale per lo storico evento, con grande partecipazione della comunità parrocchiale.

In effetti il neo-nato gruppo corale parrocchiale aveva vita giovane, una storia troppo recente ed un repertorio troppo ristretto per poter essere investito di un così alto compito; iniziò tuttavia a crescere, affrontando ben presto brani anche impegnativi riguardo all’aspetto tecnico ed apprezzabili sotto il profilo artistico, con risultati ad di là di ogni aspettativa.

 

La fondazione del Coro Parrocchiale e la sua primitiva denominazione.

 

Fu in questo suo secondo anno di vita che il Coro parrocchiale venne istituito come gruppo di attività vero e proprio, ricevendo un riconoscimento anche formale nella comunità poggese, e questo processo portò ad identificarlo con un nome. Si sentiva in effetti l’esigenza di istituzionalizzare questa nobile attività, dandole una denominazione propria, per sottolinearne l’identità e la specificità del proprio ruolo e distinguerlo così da altre esperienze musicali presenti nel territorio, precedenti, contemporanee o future, con intenti e finalità diversi, più propriamente culturali o artistici, che avrebbero tuttavia potuto avvalersi anche di componenti il gruppo parrocchiale.

Per sottolineare la valenza spirituale di questa esperienza corale, operante in ambito strettamente locale, si pensò di dedicarla alla memoria di un sacerdote poggese del passato, la cui presenza si fosse resa particolarmente incisiva nell’ambito della comunità.

Venne in tal modo posto al gruppo il nome di “Coro Parrocchiale Mons. Martini“,  in onore a don Eugenio Martini, che fu professore del seminario mantovano e parroco di Poggio Rusco per ben 35 anni, dal 1891 al 1926.

Di lui si legge che “era un sacerdote umile, colto e caritatevole, disponibile nei confronti di tutti, molto amato dai poggesi, tanto da essere ricordato anche in un pubblico avviso del 1932 perché nei suoi 55 anni di sacerdozio […] ha dato a questa popolazione assistenza intellettuale, spirituale e materiale, larga, generosa nel più ampio senso e squisitamente religiosa, intonata e volta sempre alla tranquillità e alla pace feconda del nostro paese”.

[cfr. la pubblicazione del 1998 di aa. vv.: “Poggio Rusco, dal mille al duemila”, pag. 65].

Mons. Eugenio Martini fu anche nipote di Mons. Luigi Martini,  noto per essere stato l’autore del famoso “Confortatorio di  Mantova“.

 

Il Coro Parrocchiale nell’arte: le incisioni del pittore Fausto Benfatti.

 

La fondazione del Coro ha pure trovato, per così dire, un emblema, un “imprimatur” figurativo da parte di un ben noto artista poggese, Fausto Benfatti, che è stato anche corista durante i primi nove anni di attività del coro. A partire dal secondo anno, quella appunto della denominazione ufficiale, egli ha dedicato al Coro Parrocchiale una serie di otto incisioni grafiche (una per ogni anno di attività), realizzate su piombo e riprodotte in tonalità monocromatica su cartoncino mediante pressatura manuale a torchio, in tiratura limitata unicamente ai componenti il gruppo stesso, a ciascuno dei quali ne è stata consegnata una copia ogni anno.

I temi raffigurati sono a sfondo religioso, di interesse universale (Anno Santo della Redenzione, Anno Mariano, ricorrenza di S. Cecilia) o locale (rinnovamento del servizio liturgico, restauro della chiesa parrocchiale, consacrazione della stessa, futuro restauro dell’Organo).

Il primo in ordine di tempo risale al 1983 ed è dedicato appunto alla fondazione del Coro Parrocchiale; con apprezzabile risultato artistico [si tenga presente che la tecnica adottata è piuttosto difficile e richiede una certa esperienza; l’incisione va infatti eseguita specularmente, ossia “a rovescio”] vi è raffigurata la nostra chiesa vista dall’arco del portico d’angolo tra via Roma e via Matteotti. In alto è riportata la dedica: “Coro Parrocchiale Mons. Martini” e in basso la dicitura: “Rinascita della Corale Poggese – anno 1983“.

In effetti non si trattò di una ri-nascita, ma di una nascita vera e propria. L’uso di tale termine rivela la derivazione corale dell’artista, che, oltre alle sue opere d’arte, ha potuto regalare al Coro anche una splendida voce baritonale ed una preziosa esperienza di canto corale, maturata durante il periodo dei “Cantori di Poggio Rusco”. La parole “rinascita” va pertanto intesa come “ripresa di un’attività corale, dopo un periodo di sospensione, nel contesto della cittadinanza poggese, ma non come istituzione parrocchiale, trattandosi invece di un’esperienza nuova in tal senso.

 

L’attività svolta durante la direzione di don Alfredo.

 

Il repertorio proposto da don Alfredo è stato di genere prevalentemente polifonico, con alcuni accenni al canto gregoriano. Accanto a semplici corali, di notevole suggestione mistica, non sono mancati brani di squisita melodia polifonica ed alcuni altri ancora più elaborati, di impronta anche barocca, contrassegnati da preziosi virtuosismi vocali e organistici. Questi brani si resero eseguibili anche grazie all’insostituibile collaborazione dell’organista Gabriele Barlera, che nei primi anni di vita del Coro poteva fornire un fondamentale supporto con l’accompagnamento strumentale (basti ricordare, come esempio, i sorprendenti effetti organistici del “Noël X” di Daquin).

 

L’opera di don Alfredo è stata fervida e intensa, con un programma fatto di autorevoli compositori che attraversano un po’ tutti i periodi e i generi musicali. La caratteristica fondamentale del suo lavoro svolto, che riflette inevitabilmente aspetti legati al suo ministero sacerdotale, è l’appropriatezza dei brani svolti, in funzione delle celebrazioni cui sono destinati, la valorizzazione del loro significato e del messaggio religioso che portano in sé, oltre ai risvolti musicali che ne conseguono.

 

Dopo tre anni di attività il Coro ha conosciuto l’emozione del suo primo Concerto di Natale (1985) e a questo ne seguirono vari altri durante i dieci anni di direzione del maestro curato.

Un’idea innovativa di don Alfredo è stata, ad es., il Concerto di Pasqua, inteso come un intimo connubio tra meditazione, preghiera e musica sacra, che stimolano a tre momenti di forte spiritualità della vita cristiana: mistica, estasi e abbandono a Dio.

 

Durante il periodo evolutivo della sua direzione, data la crescente difficoltà di disporre di un organista in modo continuo, don Alfredo valorizzò maggiormente il genere polifonico puro, il canto “a cappella” (senza accompagnamento strumentale), di grande effetto mistico, con ottimi risultati sia nel miglioramento vocale, sia nell’edificazione spirituale del Coro.

 

Negli ultimi anni poté avvalersi della collaborazione organistica di Antonio Artioli, che, ancora giovanissimo, nei momenti in cui era possibile accompagnava all’organo con dedizione e impegno, sia  alle prove di canto che alle celebrazioni.

 

La configurazione giuridica e il “codice etico” del Coro Parrocchiale.

 

L’istituzione del Coro Parrocchiale ne comportò anche una regolamentazione della struttura operativa ed un inquadramento giuridico dell’attività.

Fu infatti affiliato all’A.N.S.P.I. (che ha al suo interno vari filoni di attività, uno dei quali quello musicale [C.E.S.M.A.]) e fino ad oggi ha continuato ad operare in tale ambito. La scelta fu quanto mai opportuna per tutelare l’attività del coro sotto diversi aspetti, fra i quali la copertura assicurativa dei componenti e la regolarizzazione del movimento economico, sia pur modesto, che l’attività stessa comporta, per far fronte alle inevitabili spese di gestione; il Coro fu infatti dotato di una cassa amministrativa propria (inizialmente alquanto simbolica, alimentata da libere offerte), della cui gestione è tenuto a rendere conto all’A.N.S.P.I. nell’ambito del suo bilancio generale.

L’affiliazione A.N.S.P.I. del Coro Parrocchiale include implicitamente la condivisione dei principi dell’Associazione, riportati nello Statuto Nazionale, uno dei quali consiste nel fatto che l’attività non deve essere a scopo di lucro (ossia i suoi associati non dividono eventuali utili economici derivanti dalle varie attività, ma questi vanno reinvestiti per farle migliorare e progredire).

Il Coro, oltre ad accettare conseguentemente tali principi, si è dato anche alcune “regole proprie” del modo di operare (finora mai scritte), una sorta di “codice etico” comportamentale, che possiamo così riassumere :

 

1)     è fondamentalmente un coro di servizio liturgico, ossia ha lo scopo primario di contribuire a

solennizzare le celebrazioni religiose (prima ancora degli intenti musicali o artistici)

 

2)     il suo repertorio è esclusivamente sacro o di ispirazione religiosa (sebbene il canto possa

essere effettuato anche al di fuori delle funzioni religiose o in luogo non strettamente di culto, purché in un contesto confacente con la sua fondamentale identità)

 

3)     la partecipazione è libera e aperta a tutti, cioè non subordinata a requisiti di conoscenze di

tecnica musicale, a valutazioni di alcun genere o altro.

 

Si tratta di pochi e semplici principi (non statutari) che finora il Coro ha però sempre rispettato.

 

La partecipazione all’A.N.S.P.I. del Coro Parrocchiale si attua anche con l’inserimento nel suo Consiglio Direttivo di un rappresentante di attività, nominato dai componenti il gruppo corale stesso, che, insieme ai rappresentanti delle altre attività A.N.S.P.I. operanti all’interno dell’Associazione,  si aggiungono ai consiglieri eletti dagli associati del Circolo.

 

In effetti, il modo di operare del Coro include in sé anche aspetti di attivismo propri dell’A.N.S.P.I.: il solo fatto di essere un coro “di servizio” gli conferisce un ruolo che non si limita alla sola dimensione musicale o culturale, ma comporta anche un certo impegno di lavoro.

Oltre a ciò, fin dal suo emblematico secondo anno di vita il coro ha promosso al suo interno, sia pure saltuariamente, altre attività collaterali, a sfondo anche ricreativo (escursioni domenicali, ritrovi conviviali) che, creando un maggiore affiatamento dei suoi componenti, lo hanno fatto assimilato più ad un vero e proprio gruppo di attività parrocchiale che ad un’istituzione accademica.

Durante il periodo di direzione di don Alfredo il Coro ha svolto la sua attività principalmente in ambito parrocchiale, con rari interventi nelle parrocchie vicine in occasione di particolari celebrazioni; solo in occasione delle annuali “gite di primavera”, che includevano la partecipazione alla Messa nel luogo di destinazione, il Coro aveva modo di portare il proprio canto un po’ più lontano dai confini della propria parrocchia.

 

La collaborazione del maestro Pinotti.

 

Dall’autunno del 1991 il Coro ha potuto cominciare ad avvalersi della collaborazione di una figura professionale: il maestro Marco Pinotti, allora neo-diplomato, che avrebbe poi guidato il Coro fino al 1998.

Per i primi due anni partecipò sempre anche don Alfredo in qualità di corista alle prove di canto, nella sezione dei bassi. La sua presenza fu continua fino a quando, nell’autunno del 1993, fu nominato Parroco a Pieve di Coriano e fu così costretto a lasciare il Coro, per poi ritornare al momento opportuno.

Nei primi tempi della direzione del maestro M. Pinotti il Coro ebbe modo di effettuare un ulteriore balzo di qualità, sia nel repertorio dei brani e degli autori, sia nella tecnica vocale. I canti di questo primo periodo si rivelarono di grande effetto, di elevata espressività melodica e di  apprezzabile difficoltà di esecuzione, mostrando in tal modo un tocco di professionalità nella sua preparazione. Furono affrontati brani di brillanti autori della polifonia sacra, autentici gioielli compositivi della musica corale.

Successivamente il genere divenne più tradizionale meno impegnativo, anche per la trasformazione di organico che subì il Coro durante gli otto anni di direzione di M. Pinotti; il lavoro di questo ultimo periodo si può intendere finalizzato più al servizio liturgico piuttosto che  al risultato artistico.

 

La ricerca del maestro M. Pinotti: G. B. Merighi.

 

L’attività del maestro Pinotti merita di essere ricordata anche per altri aspetti originali, quali la ricerca di realtà locali nell’ambito della cultura musicale sacra e l’apertura della polifonia sacra anche a generi, autori e periodi non esclusivamente classici, ma più moderni.

Il maestro M. Pinotti ha effettuato ricerche personali presso la Biblioteca Musicale “Greggiati” di Ostiglia, una vasta collezione privata di manoscritti compositivi originali di varia natura, fondata nell’Ottocento in ambiente ecclesiastico e rilevata in tempi recenti da un ente pubblico.

Fu in questa occasione che Pinotti ebbe modo di conoscere i manoscritti di Giovan Battista Merighi, il sacerdote originario di S. Felice sul Panaro che fu anche curato a Poggio Rusco, a cavallo tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento.

Grande appassionato di musica sacra, non solo organistica, Merighi fu anche un fervente compositore, ma la sua produzione non venne accolta favorevolmente in ambito clericale e rimase per lo più ignorata.

La sua fama come musicista era giunta anche in Duomo a Mantova, tanto che gli fu affidato l’incarico di comporre una Messa per Coro e Orchestra, che si sarebbe dovuta eseguire in occasione della festa patronale di S. Anselmo, nella quale profuse tutto il suo impegno per farne un’opera davvero monumentale per vastità e complessità.

La musica di Merighi, emozionante ed irruente, pervasa da una forte impronta lirica, riflette assai precocemente già tutti gli aspetti artistici tipici del Romanticismo, dove musica sacra e musica profana costituiscono un unico genere e non sono distinguibili se non nel testo.

Sta di fatto che la Messa di Merighi non fu mai eseguita, perché giudicata troppo prolissa e troppo difficile anche a quei tempi. Il solo “Gloria”, ad esempio era costituito da un insieme di brani, ognuno dei quali organizzato su una sola frase del “Gloria”, cosicché la sua esecuzione completa si sarebbe protratta all’incirca per una mezz’ora: un autentico compiacimento musicale, trasferito dall’emozione del teatro alla platea della chiesa.

Il maestro Pinotti fu tentato di sottrarre all’oblio eterno, cui sembrava destinata, la Messa di G. B. Merighi; volendo eseguirne almeno una piccola parte, scelse l’inizio del “Gloria“, un brano di ben cinque pagine (per la sola parte corale), tutto strutturato sulla riga del testo iniziale che recita unicamente: “Gloria in excelsis Deo, in terra pax”.

L’esperimento si rivelò da subito alquanto impegnativo per il piccolo Coro parrocchiale, oltre che per la complessità strutturale, anche per il genere assolutamente nuovo (attacchi forti, decisi e sincroni, vocalizzi prorompenti), ma la maggior difficoltà da superare consisteva soprattutto nell’assoluta impossibilità di poter disporre di un’orchestra per questo progetto!

Il maestro Pinotti pensò allora di costruirla in modo “virtuale”, con l’ausilio di una strumentazione elettronica, sovrapponendo su un’unica base di registrazione le singole parti strumentali, eseguite con un’apparecchiatura in grado di simulare di volta in volta l’effetto sonoro di ognuno dei vari strumenti musicali.

Il Coro, da parte sua, fu chiamato a superare anche la difficoltà, mai affrontata prima di allora, di cantare seguendo un accompagnamento musicale riprodotto in modo automatico, e che pertanto non è in grado di adattarsi ad eventuali imprecisioni di tempo durante l’esecuzione; si richiedeva pertanto una sincronia perfetta.

L’unico vantaggio consisteva nella completa disponibilità del maestro per la direzione, essendo libero dal vincolo di dover suonare durante l’esecuzione del brano; durante tutto il suo periodo di conduzione del Coro, Marco Pinotti ha infatti sempre accompagnato alla testiera o all’organo di persona e raramente si è avvalso della collaborazione di un organista.

Il paziente lavoro fu coronato dall’esecuzione del brano, in esclusiva assoluta, nell’ambito di un memorabile “Concerto di Pasqua”, eseguito nella nostra Chiesa Parrocchiale, che lasciò letteralmente stupefatti tutti i presenti,  per la sua originalità e per il sorprendente effetto musicale. Di quel Concerto i coristi che vi presero parte conservano una registrazione su cassetta audio-video, unico strumento finora disponibile per poter ascoltare un po’ della Messa di Merighi: un’autentica testimonianza di un patrimonio storico e culturale della nostra parrocchia.

 

Un altro aspetto dell’attività di M. Pinotti da sottolineare è l’accenno anche a stili musicali sacri meno canonici, più moderni (Ottocento e Novecento).

Già lo stesso “Gloria” di Merighi è un tipico esempio di componimento ottocentesco, ma merita di essere ricordato, per la sua complessità e per la sua vastità, anche il “Magnificat” di E. Perelli, eseguito sempre nell’ambito dello stesso Concerto, con profonda ammirazione del pubblico presente.

E’ da segnalare infine, anche il progetto del maestro Pinotti, iniziato nell’ultimo periodo della sua direzione, di preparare una Messa polifonica del Novecento; tale progetto è rimasto incompleto, e limitato al solo “Kyrie”, la cui preparazione si era rivelata particolarmente impegnativa per il Coro, data la novità e la difficoltà del nuovo genere musicale. La Messa non poté essere portata a termine, in quanto successivamente terminò il periodo di direzione del maestro.

 

L’evoluzione del Coro Parrocchiale: la nuova denominazione.

 

Durante il periodo di M. Pinotti si verificarono significative trasformazioni della struttura organizzativa del Coro, quali il superamento della dimensione parrocchiale, cui conseguì il cambiamento di nome, l’autonomia amministrativa e l’integrazione con un altro coro parrocchiale: quello di S. Giovanni Dosso.

 

L’esperienza poggese aveva ormai fatto risuonare la sua eco in tutto il territorio circostante e, complice il fatto che il maestro era residente in un’altra parrocchia e proveniente da una terza, si presentarono presto per il Coro occasioni di servizio liturgico anche in parrocchie circonvicine, dove intanto si andavano impostando altri gruppi di canto finalizzato alla liturgia, sia pure con caratteristiche diverse per impostazione corale, genere musicale, repertorio, etc.

Nel Coro poggese confluirono così progressivamente anche componenti provenienti da altre parrocchie,  limitrofe e anche più distanti. Mai come negli anni tra il ’94 e il ’98 Il Coro fu  più “cosmopolita”: vi presero parte parrocchiani di S. Giovanni Dosso, Villa Poma, S. Giacomo delle Segnate, Quingentole e persino di Mantova, dove si erano nel frattempo trasferiti due coniugi quingentolesi, che per un anno non rinunciarono a continuare la loro partecipazione al gruppo corale, nonostante la notevole distanza, in quanto legati anche da una profonda amicizia personale con alcuni componenti.

In questi anni si verificò anche una significativa trasformazione di organico nel Coro: l’integrazione con parte del Coro parrocchiale di S. Giovanni del Dosso.

In questa parrocchia era nata un’esperienza corale analoga a quella poggese, ma a metà degli anni ’90 la sua attività fu sospesa, per problemi organizzativi, per cui una parte del corpo corale decise di continuare l’attività aggregandosi a quello di Poggio, anche al fine di poter continuare a svolgere un servizio liturgico nella propria parrocchia, sia pure in modo necessariamente più limitato.

Il Coro aumentò così improvvisamente di una decina di componenti, arrivando a contarne fin quasi una trentina, con un’ulteriore profonda modificazione della sua struttura costitutiva.

La nuova configurazione del Coro e il suo più ampio ruolo lo avevano ormai portato un po’ lontano dalla dimensione strettamente parrocchiale in cui era nato. Anche per questo motivo si avvertì l’esigenza di cambiarne la denominazione, legata ad una realtà storica tipicamente parrocchiale, per adottarne una nuova che non fosse più caratterizzata da questa limitazione.

Il nuovo nome doveva comunque riflettere le caratteristiche fondamentali dell’attività del nuovo gruppo, che non erano variate rispetto a quelle iniziali. Non fu scelto, ad esempio, il nome di un altro personaggio, magari famoso nel campo della musica sacra e lontano dalle nostre parrocchie, il che avrebbe comunque rispettato il “principio di equità”, ma fu posta una denominazione completamente nuova per la sua natura: “Coro Jubilate Deo“, semplice ed originale al tempo stesso, anche un po’ insolita, ma estremamente efficace.

Questo nome, che conduce direttamente a Dio, sottolinea la vocazione stessa del Coro, come gruppo di servizio alla preghiera e alla celebrazione liturgica.

Il titolo è poi quello di un noto salmo, che ha ispirato innumerevoli componimenti musicali sacri, due dei quali fanno parte anche del repertorio del Coro, e perciò ne lascia subito immaginare il tipo di attività e di contenuto.

La nota di gioia che infine è espressa da questo nome suggerisce tutta la gratificazione spirituale di chi canta per dar lode a Dio e per rendergli grazie della sovrabbondanza di doni elargita all’umanità.

Tutto il gruppo corale trovò che questo nome fosse efficacemente espressivo dello spirito che lo anima e viene tuttora mantenuto, anche se nel frattempo la sua attività extra-parrocchiale si è un po’ ridimensionata.

Una diretta conseguenza del superamento dell’identità parrocchiale del Coro fu il raggiungimento della sua autonomia amministrativa, in base alla quale anche la cassa economica si è trasformata da un semplice piccolo risparmio simbolico, utilizzabile per qualche evenienza, ad un fondo vero e proprio, che ha iniziato ad assolvere a tutte le funzioni economiche e amministrative che lo svolgimento dell’attività comporta, sempre nel rispetto dello statuto e delle regole operative A.N.S.P.I.

Questo passaggio ha comportato un maggior carico di responsabilità anche per la figura del rappresentante consiliare del Coro, che è stato così investito della completa gestione dell’attività.

A questo proposito è da ricordare l’opera effettuata con impegno e dedizione dal responsabile del Coro durante l’intero periodo di permanenza del maestro M. Pinotti: Cristina Oliani, che ha sempre svolto il suo ruolo con passione e forza d’animo. L’occasione ci è gradita per rivolgerle, insieme al nostro amichevole saluto, anche la nostra stima e la nostra ammirazione.

 

La “meteora” Daniele Stradi. 

 

Il maestro M. Pinotti lasciò spontaneamente e inaspettatamente la direzione del Coro nell’autunno del 1998 e subito si presentò, altrettanto spontaneo e inaspettato, un “forestiero” (cioè non noto nelle parrocchie del circondario poggese), desideroso di prendere in mano la   complessa realtà del Coro:  Daniele Stradi.

Parrocchiano di Camposanto (MO), profondo conoscitore della liturgia, non professionista della musica, ma animato da un grande amore per la musica sacra, abile nell’accompagnamento strumentale, dotato di voce purissima e di notevole estensione, Stradi aveva già da tempo maturato una significativa esperienza direttiva, alla guida del Coro “Agàpe“, di S. Felice sul Panaro (MO), un numeroso gruppo corale, alquanto operoso nell’attività, più articolato e complesso di quello poggese per struttura e organizzazione.

L’esperienza maturata dal Coro con D. Stradi è stata tanto rapida quanto significativa e formativa. Egli rimase alla guida del Coro per soli tre mesi, dall’Ottobre al Dicembre del 1998, ma l’attività svolta in questo breve periodo è stata davvero singolare per quantità e qualità.

Con una sola prova settimanale (della durata di due ore e mezza!) riuscì a preparare una Messa e cinque brani polifonici natalizi, poi eseguiti durante tre solennità del periodo di Natale, con risultati a dir poco sorprendenti.

Il metodo adottato da D. Stradi era quello di intendere le prove di canto non tanto come una “alfabetizzazione” dei vari brani da svolgere, ma un momento prezioso ed insostituibile per “l’impasto” delle varie parti corali, che si potevano apprendere singolarmente in modo autonomo e indipendente, con l’ausilio di varie forze o strumenti diversi.

Non disponendo in quel periodo di alcun altro istruttore in grado di costituire un supporto al direttore, Stradi pensò di fare uso di audiocassette distribuite ad alcuni componenti del Coro, pre-registrate da lui stesso con le singole parti vocali, da utilizzare durante la settimana, in modo autonomo, indipendente e responsabile dalle singole sezioni, per integrare e completare così l’apprendimento e la memorizzazione almeno delle note e dei tempi relativi ai brani da eseguire.

Le prove settimanali dovevano poi servire principalmente per assemblare le singole parti, correggere gli errori e le imperfezioni (sui quali Daniele aveva un occhio assai vigile ed un orecchio alquanto sensibile!), esercitare il gruppo alla naturale esecuzione dei brani, modulare accenti, curare l’espressione e la melodia, raggiungere la sicurezza nell’esposizione: in una parola fare solo e tutto quello che non potevano fare il singolo corista e la singola sezione.

Naturalmente questo metodo ha comportato un notevole impegno ed una certo lavoro da parte del Coro, che è stato chiamato ad affrontare anche un notevole salto di qualità, ma la risposta è stata alquanto positiva: anche il numero dei coristi è gradualmente aumentato in quel periodo ed il livello di impegno e di attenzione si è sempre mantenuto alto durante le prove. C’è tuttavia da chiedersi fino a che punto il gruppo avrebbe retto questo ritmo: ciò non è dato conoscere, poiché in un periodo di tempo così breve il Coro non ha avuto il tempo per maturare sufficientemente, avendo subìto anche un profondo rinnovamento di organico. Se da un lato ha infatti trovato nuovi elementi (anche delle precedenti stagioni corali), dall’altro ne ha persi altri, come ad esempio buona parte del gruppo di S. Giovanni Dosso.

Nondimeno, però, l’attività risultava discretamente impegnativa anche per il direttore stesso, che, per meglio dedicare tutte le sue energie a curare costantemente la qualità e lo stile del canto, richiedeva sempre la collaborazione di un organista durante le prove. Tale ruolo fu svolto in quel breve periodo dalla prof.ssa Maria Teresa Guvi, diplomata in pianoforte, che accettò l’incarico con entusiasmo e vi si dedicò con grande impegno, dimostrando altresì interesse ed apprezzamento per l’attività del Coro: questa occasione è gradita per esprimere nei suoi confronti la stima e la gratitudine del gruppo corale.

Un non trascurabile limite insito nell’esperienza di D. Stradi a Poggio Rusco era costituito dalla difficoltà di poter condurre due Cori,  che svolgevano entrambi servizio liturgico, e perciò quasi sempre impegnati contemporaneamente in due diverse parrocchie distanti tra loro.

Terminato il periodo di Natale, Daniele Stradi lasciò la direzione sia del Coro parrocchiale di Poggio Rusco, sia del Coro di S. Felice, per dedicarsi completamente agli studi teologici, in vista del suo diaconato; attualmente è anche cerimoniere del duomo di Modena e svolge varie mansioni in una piccola parrocchia di provincia della bassa modenese.

 

Il periodo transitorio.

 

L’entusiasmo troncato quasi sul nascere e l’incognito per il futuro crearono un clima di instabilità e di incertezza nel Coro parrocchiale, che uscì fortemente provato da questa esperienza, non senza un pizzico di scoraggiamento e di delusione. Seguì un periodo di interruzione di circa due mesi dell’attività del Coro, anche per l’attesa della decisione di Daniele, che inizialmente non si era chiaramente espressa, durante il quale diversi componenti del Coro abbandonarono l’attività e successivamente non vi fecero più ritorno.

Durante questa lunga pausa nessuna persona competente di musica sacra (professionista o amatore, parrocchiano o esterno) si dimostrò interessata a voler prendere in mano la realtà del Coro parrocchiale e a portarne avanti l’esperienza maturata; furono contattati diversi “tecnici del settore”, ma tutti sistematicamente si dissero già impegnati ad operare in altre strutture analoghe o si dichiararono indisponibili o non interessati.

 

L’affidamento a Silvio Zanini.

 

Approssimandosi la data della Pasqua, l’incarico di guidare il Coro fu affidato al dr. Silvio Zanini, che, dopo qualche esitazione, accettò in via transitoria, in vista di un definitivo assetto della configurazione del gruppo corale e della sua direzione.

S. Zanini, originario di Poggio Rusco, aveva vissuto per molti anni lontano da Poggio, per motivi professionali, ed aveva maturato una lunga esperienza come corista e solista nel prestigioso Coro “Città di Milano“. Libero da impegni di lavoro, era ritornato da poco a risiedere nella terra nativa, dove aveva potuto coltivare con maggior dedizione l’amore per la musica classica e corale (che da sempre costituisce la sua profonda passione), partecipando anche alla ben nota formazione corale pievese “Harmonia Matildica”, diretta dal prof. Franco Martini.

Impegnato anche in ambito parrocchiale, aveva radunato un gruppetto di alcuni fedeli interessati al canto monodico sacro non troppo impegnativo, costituendo un piccolo “coro-guida” per l’animazione della Messa domenicale delle ore 11.00 nella nostra chiesa parrocchiale.

All’inizio, alquanto cautamente, S. Zanini si limitò ad applicare al Coro “Jubilate Deo” le melodie ad una sola voce delle parti comuni della Messa che erano state fatte proprie dal coro-guida, brani “a tono retto” e “gregoriani”, oltre a rari canti propri eseguibili a due-tre voci.

 

Durante questo periodo è stato possibile avvalersi nuovamente della collaborazione strumentale di Antonio Artioli, che ha  sempre accompagnato all’organo durante le celebrazioni e, nei limiti del possibile, anche durante le principali prove, dimostrandosi in qualche occasione anche un valido istruttore per il Coro, che qui coglie l’occasione per esprimergli la propria gratitudine e ringraziarlo della preziosa collaborazione prestata.

 

Il ritorno di don Alfredo.

 

Alla ripresa autunnale, approssimandosi nuovamente l’impegnativo programma di Natale, per desiderio generale dei componenti il Coro, fu chiesto a don Alfredo Bruneri, parroco di Pieve di Coriano, di curarne la preparazione, allo scopo di tentare una coraggiosa ripresa del genere polifonico, che proprio lo stesso sacerdote aveva bene impresso nella formazione dello storico “Coro Parrocchiale Mons. Martini“, in veste di curato a Poggio Rusco.

Don Alfredo accettò l’incarico con disponibilità e interesse, pur evidenziando che il suo ruolo e il suo ministero lo vincolavano ad anteporre tutti gli impegni e le mansione del parroco a quelle dell’istruttore corale e che questa attività, per quanto amata e carica di memoria storica, era comunque destinata a rimanere estemporanea.

Durante la preparazione del Natale “99 la seconda direzione di don Alfredo diede l’occasione di riassaporare note e atmosfere del coro di un tempo, anche se la composizione del gruppo era profondamente diversa: molti coristi erano cambiati e anche quelli che non erano cambiati non erano più gli stessi, poiché si ritrovavano notevolmente più attempati.

L’attività di don Alfredo si interruppe ai primi di Dicembre del 1999, sia per consentire al Coro e a S. Zanini di sintonizzarsi nell’esecuzione e nella direzione dei brani natalizi preparati, sia per l’incalzare degli impegni e delle scadenze giubilari.

La ripresa dell’attività, inizialmente fissata per Febbraio 2000, non si verificò come previsto e l’esperienza con don Alfredo si esaurì con la fine del vecchio millennio. Questo processo era stato intravisto come prima o poi inevitabile, anche in considerazione della non trascurabile difficoltà insita nell’impossibilità da parte di don Alfredo di dirigere durante le solennità, in quanto sempre impegnato nelle celebrazioni in parrocchia a Pieve di Coriano.

Il Coro era però ormai maturo per imparare a camminare da solo e la ripresa dell’attività dopo l’inizio del nuovo millennio fu sollecita e autonoma.

 

La direzione di Silvio Zanini.  

 

In quest’ultima stagione del Coro parrocchiale il genere di canto predominante è ritornato ad essere squisitamente polifonico, tecnicamente più impegnato e culturalmente raffinato, colto nel contenuto e mistico nell’espressione musicale.

S. Zanini ha proposto alcuni brani di grandi compositori, ma l’autore preferito è senza dubbio L. Perosi, del quale sono stati eseguiti più brani e alcune parti di una Messa di apprezzabile composizione musicale.

Indubbiamente questo autore contemporaneo, che ha mirabilmente sintetizzato in sé le doti di un eccezionale musicista e le prerogative del ministero sacerdotale, rimane una pietra miliare nel campo della musica sacra, un riferimento insostituibile col quale confrontarsi, anche se lo spirito severo dei suoi componimenti e l’espressione a volte anche difficile dei testi (rigorosamente in latino) possono farlo sentire un po’ distante dalla sensibilità del corista moderno.

Varie sono le prerogative dell’attività svolta da Silvio Zanini, che meritano di essere riconosciute e per le quali il Coro gli dimostra la sua gratitudine.

Insieme al suo desiderio di coinvolgere e interessare a questa attività nuove persone, associazioni e istituzioni, va sottolineata innanzitutto la sua capacità di essere riuscito a trovare nuovi organisti e a portare nel Coro nuovi coristi, tra i quali una presenza prestigiosa che ci onora: Clara Fila, che ha fatto del canto un’arte sublime, oltre che un’attività professionale; a lei esprimiamo in questa occasione la nostra profonda stima e la nostra amicizia.

Oltre ad aver ripreso, dopo alcuni anni di sospensione, la tradizione del Concerto di Natale (ribattezzato “Concerto di Auguri“), S. Zanini ha proposto al Coro anche il Concerto di Beneficenza, intessendo a tale scopo rapporti di collaborazione con un altro gruppo corale, “S. Maria ad Nives” di Quarantoli (MO),  diretta dal prof. Bruno Andreolli.

S. Zanini, oltre a curare con particolare attenzione l’impostazione vocale e l’espressione del canto corale, ha recuperato anche il repertorio di canto gregoriano svolto dal Coro negli anni passati (Messa degli Angeli, Sequenze), con buoni risultati della melodia e dell’effetto di insieme.

E’ stato infine l’unico a svolgere un’attività di formazione tecnica, impartendo al Coro le basilari conoscenze della teoria musicale, indispensabili per la comprensione della scrittura musicale e per un migliore apprendimento del canto in generale.

 

La collaborazione organistica di Raffaele Diodati.

 

Il genere colto e impegnato del programma svolto da S. Zanini è stato reso possibile anche grazie all’insostituibile collaborazione musicale prestata fedelmente dal maestro organista Raffaele Diodati, che ha sempre accompagnato il Coro durante le prove e le celebrazioni liturgiche, nonché ai vari concerti, dall’inizio del 2000 fino all’anno in corso.

R. Diodati ha dimostrato grande abilità all’organo, donando al Coro e all’intera comunità poggese momenti di intensa commozione, con brani strumentali di sorprendente effetto e dalla nota artistica veramente qualificante, durante i Concerti di Natale. Ha partecipato al Coro con fedeltà e spirito di amicizia, dimostrando stima ed apprezzamento per l’attività e di tutto questo lo ringraziamo di cuore, ben sapendo che la storia di questa collaborazione, per quanto al momento più rarefatta, non è tuttavia conclusa.

R. Diodati ha pure seguito ed accompagnato il Coro anche durante la memorabile celebrazione liturgica del 02 marzo 2002 nella basilica di S. Pietro in Vaticano, con direzione di Silvio Zanini, che costituisce una delle esperienze più significative della storia del Coro di questi ultimi anni. Per meglio comprendere e ricordare questo storico evento della vita della nostra parrocchia, si allega come documento il testo del relativo articolo pubblicato sul numero pasquale di “Famiglia Parrocchiale”.

 

Emanuele Bulgarelli. 

 

All’inizio di questo nuovo anno di attività si annuncia una nuova figura di collaboratore musicale, dalla promettente formazione professionale, che ha già maturato alcune significative esperienze nell’ambito della direzione di coro e che è chiamato a rivestire un ampio ruolo per il Coro “Jubilate Deo”: Emanuele Bulgarelli di Mirandola (MO).

Qui però la nostra descrizione storica si interrompe, in quanto troppo recente per essere raccontata e già entrata a far parte del ventunesimo anno di vita del Coro Parrocchiale.

 

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DOCUMENTI

 

IL CORO “JUBILATE DEO” A ROMA

 

   Il Coro Parrocchiale “JUBILATE DEO” ha avuto occasione di farsi apprezzare anche in Vaticano.

   Ha infatti animato col canto la S. Messa festiva anticipata presieduta nella basilica di S. Pietro lo scorso 02 Marzo da Mons. Mario Rino Sivieri, vescovo di Proprià (Brasile), che già abbiamo conosciuto e incontrato anche nella Parrocchia di Poggio Rusco. La liturgia è stata concelebrata dal nostro parroco, Don Giuliano Spagna e da altri quattro sacerdoti di origini mantovane, che attualmente svolgono attività di studio e di servizio presso la Santa Sede. Tra questi sono a tutti noi ben noti Don Andrea Ferraroni, poggese, che si sta laureando in Teologia Morale presso la Pontificia Università Gregoriana, e Padre Augusto Chendi, originario di Schivenoglia, che svolge il suo servizio nella  segreteria del cardinale Ratzinger. Hanno partecipato, inoltre, Don Tazzoli, che lavora presso la Segreteria di Stato, e  Don Dante Camurri, pure di origine poggese.

   Il gruppo corale, diretto da Silvio Zanini e accompagnato dal proprio organista Raffaele Diodati, ha eseguito durante la S. Messa anche tre brani di L. Perosi, uno dei più significativi compositori di musica sacra della prima metà del Novecento, che è stato pure direttore del corpo musicale della Cappella Sistina.

   Al termine della liturgia sono stati presentati all’assemblea riunita in preghiera il Coro, Don Giuliano e gli altri Ministri presenti. E’ stato per tutti un momento di grande commozione, quando si sono sentiti proclamare quei nomi a noi familiari e lo stesso nome della nostra comunità di Poggio Rusco risuonare ripetutamente sotto le sacre volte del massimo tempio della cristianità; è stata soprattutto una gratificazione spirituale portare il nostro canto sulla tomba dell’ Apostolo Pietro.

   In serata i sacerdoti si sono piacevolmente intrattenuti con il Coro per la cena conviviale presso la “Domus Carmelitana” che ci ha ospitato durante i tre giorni di permanenza a Roma. La celebrazione in S. Pietro è stata infatti anche un’occasione per una visita alla capitale, sebbene parziale,  per uno sguardo veloce sul suo immenso patrimonio storico, artistico, culturale e religioso. Visitando la piazza e la basilica vaticana, restaurate in occasione del Giubileo del 2000, abbiamo avuto modo in particolare di accostarci al corpo del beato Giovanni XXIII, di recente esposto alla venerazione dei fedeli, e di S. Pio X, il pontefice che fu anche vescovo di Mantova e parroco di Poggio Rusco, sia pure per pochi giorni.

   Alla “spedizione romana” hanno partecipato anche i familiari dei coristi, con un ristretto gruppo di amici, e l’Assessore alla Cultura e Vicesindaco del Comune di Poggio Rusco, il prof. Elia Zanini, che ha espresso vivo apprezzamento per l’iniziativa e per l’attività del Coro, con l’auspicio che essa possa continuare e progredire anche in futuro.